04 Oct, 2026 - 14:36

La fine dell’immunità: abbiamo smesso di avere paura delle malattie. E il morbillo è tornato

La fine dell’immunità: abbiamo smesso di avere paura delle malattie. E il morbillo è tornato

Nell'ultimo anno gli Stati Uniti sono stati interessati da una grave epidemia di morbillo. Nei primi otto mesi del 2026 le infezioni registrate hanno superato quota 2370.

Quarantacinque sono state le giurisdizioni coinvolte e 37 i nuovi focolai registrati (dati aggiornati al 30 luglio). Si tratta del dato più alto degli ultimi 35 anni. Più del record del 2025 quando i casi confermati erano stati in tutto 2.289.

A prima vista questi numeri potrebbero non fare particolarmente impressione, ma ci sono almeno altri due dati che vale la pena sottolineare: il 93% dei pazienti non era vaccinato, e negli Usa il morbillo era statO dichiarato eradicato nel 2000.

In pratica le persone hanno smesso di vaccinarsi contro il morbillo perché – grazie ai vaccini – hanno smesso di ammalarsi. 

Grazie ai progressi della medicina, abbiamo sconfitto malattie che oggi non temiamo più. Ma è proprio questo il problema: quando una malattia scompare, scompare anche la percezione del rischio.

Così, chi non ha mai visto gli effetti di una malattia tende a pensare che non sia più necessario proteggersi. Il successo della prevenzione finisce quindi per indebolire la prevenzione stessa.

Il morbillo è solo uno dei tanti casi.

Un paradosso denunciato nel 2025 dall'Unicef, ma passato sotto silenzio e che ci interessa molto più di quanto potremmo immaginare. Tornando al caso di specie del morbillo, infatti, da mesi gli infettivologi italiani stanno denunciando l'anomala impennata di casi anche nel nostro Paese, con focolai in diverse regioni.

Le teorie no-vax post-Covid hanno poi contribuito a creare un clima di diffidenza generalizzato che ha allontanato le persone dalla prevenzione creando le condizioni per la tempesta perfetta. 

Il paradosso dei vaccini: quando la prevenzione funziona troppo bene

Secondo i dati diffusi dall'Unicef e dall'OMS (aggiornati al 2025), negli ultimi dieci anni la copertura vaccinale ha subito una drastica riduzione – soprattutto nei paesi industrializzati – favorendo le condizioni per il ritorno di molte malattie.

OMS e Unicef chiamano questo fenomeno “vaccine complacency”, ovvero, di una diminuzione dell'attenzione nei confronti delle vaccinazioni, figlia della mancata percezione del pericolo. Le malattie non ci spaventano quindi non ci vacciniamo.

Anzi a fare paura adesso sono i vaccini, i cui possibili effetti avversi vengono percepiti da alcuni come un pericolo maggiore.

Secondo OMS e Unicef, nel 2024 le coperture vaccinali contro il morbillo e altre malattie in Europa erano ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici, lasciando i bambini più vulnerabili e aumentando il rischio di epidemie. 

Nel 2024 oltre 30 milioni di bambini non erano ancora adeguatamente protetti contro il morbillo e 60 Paesi avevano registrato grandi o dirompenti focolai, quasi il doppio rispetto ai 33 del 2022. 

Tra il 2010 e il 2017 secondo l'organizzazione umanitaria, circa 169 milioni di bambini non avevano effettuato la prima dose del vaccino contro il morbillo, oltre 21 milioni all'anno in media. La copertura globale della prima dose era circa l'85%, contro il 95% necessario per prevenire le epidemie. 

“Per molti versi, la vaccinazione è stata vittima del proprio successo in Europa e in Asia centrale”.

Ha dichiarato Regina De Dominicis, direttrice regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia centrale. 

“La generazione di oggi non ha assistito all’impatto devastante delle malattie prevenibili con i vaccini: ciò ha portato a una certa complacency e ha reso più facile la diffusione della disinformazione. L’impennata dei casi di morbillo registrata lo scorso anno — la più alta degli ultimi quasi 30 anni — ci ricorda che, se i governi non investono in sistemi sanitari territoriali solidi e non affrontano le disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria e alle informazioni, un numero sempre maggiore di bambini dovrà affrontare malattie prevenibili, complicazioni che possono durare tutta la vita o persino la morte.” 

Il morbillo torna anche in Italia: casi in aumento e coperture sotto la soglia di sicurezza

L'epidemia di morbillo negli Usa sta mettendo in imbarazzo il governo e l'influentissimo segretario alla Salute, Robert F. Kennedy, spesso criticato per le sue posizioni critiche nei confronti dei vaccini. 

Spostandoci in Italia la situazione non cambia. Secondo una circolare del Ministero della Salute, datata 9 luglio 2026, nei primi cinque mesi del 2026 sono state segnalate 609 infezioni da morbillo, pari al 78,1% in più rispetto al 342 dello stesso periodo.

La circolare prende in considerazione gli ultimi tre anni.

L'analisi evidenzia anche che in nessuna regione o provincia autonoma si raggiunge la soglia del 95% di copertura con due dosi considerata necessaria dall'OMS per l'immunità di massa. 

Il fenomeno non è uniforme, ma presenta differenze evidenti da regione a regione. Nei primi cinque mesi del 2026, infatti, la circolare segnala aumenti particolarmente marcati in Campania, Calabria, Lazio e Toscana. 

Particolarmente preoccupante è la situazione della Calabria dove i casi sono passati dai 17 dello stesso periodo nello scorso anno a circa 265. 

L'anomalia calabrese è stata evidenziata anche dall'infettivologo dell'Ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, nel corso della sua ultima audizione davanti alla commissione Covid. 

Il meccanismo: quando il rischio diventa invisibile

Il ritorno del morbillo pone una questione che va oltre i numeri delle epidemie: perché le persone hanno smesso di vaccinarsi? La risposta – secondo l'OMS e l'Unicef - è più complessa della semplice disinformazione post-Covid. 

Abbiamo sconfitto alcune malattie al punto da dimenticare perché ci vaccinavamo contro di esse. Quando il pericolo è diventato invisibile, abbiamo iniziato a percepire la vaccinazione come più rischiosa della malattia. E questo sta creando le condizioni perché quelle malattie tornino. 

Una percezione distorta perché le malattie non sono scomparse, continuano a esistere e ad attendere il momento giusto per rialzare la testa e colpire con più forza di prima. 

 

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