11 Oct, 2026 - 10:47

Dalla provocazione di Tony Effe ai pericoli del digiuno: l'analisi dell'esperta su cibo e calorie

Dalla provocazione di Tony Effe ai pericoli del digiuno: l'analisi dell'esperta su cibo e calorie

Basta un video di pochi secondi pubblicato nelle storie di Instagram per riaccendere un dibattito delicato. Il trapper Tony Effe si mostra mentre indossa un paio di pantaloni femminili taglia 26 - equivalente a una 36 o 38 italiana - ed etichetta senza mezzi termini chi lo segue come "schiavo dei carboidrati".

La provocazione social rischia di trasformarsi in un messaggio fuorviante: chi mangia pasta, pane o pizza viene fatto passare per debole. Davanti a milioni di giovani follower, il confine tra forma fisica e disfunzione alimentare diventa sottile.

Per fare chiarezza, abbiamo intervistato la dottoressa Lorena Nanìa, dietista e direttrice di Atipica Hub, analizzando i falsi miti su calorie, peso e salute metabolica.

Cosa accade davvero eliminando i carboidrati: la parola dell'esperta

La condanna che riguarda pasta e pane poggia su un meccanismo fisiologico immediato che trae in inganno chi sale sulla bilancia. Quando si azzerano gli zuccheri complessi, il calo ponderale non coincide con la perdita di tessuto adiposo. "I carboidrati sono il colpevole perfetto perché toglierli funziona subito - spiega la dottoressa Lorena Nanìa - Per ogni grammo di glicogeno consumato se ne vanno circa tre grammi d'acqua. In una settimana la bilancia scende di due chili e ci si convince di aver trovato la soluzione. Peccato che quello non sia grasso. Inoltre, un messaggio come 'togli la pasta' vende molto di più rispetto a spiegare che tutto dipende dal bilancio energetico e dallo stile di vita".

Il prezzo da pagare per queste privazioni non riguarda solo il piano fisico, ma soprattutto quello psicologico: "Il corpo sa adattarsi, ma i carboidrati portano con sé le fibre. Meno fibre significano un intestino pigro, meno energia negli allenamenti, stanchezza e irritabilità. Soprattutto, il rapporto con il cibo si irrigidisce: ciò che ci si vieta diventa l'oggetto del desiderio, innescando il tipico circolo vizioso tra restrizione e abbuffata".

Tra le convinzioni più grandi c'è anche il divieto di consumare carboidrati a cena. Un timore smentito dalla dietista: "Il corpo non ha un orologio che alle 20 trasforma la pasta in grasso. Si ingrassa quando si introducono più calorie di quelle che si consumano: 80 grammi di pasta hanno lo stesso valore alle 13 come alle 21. Mangiare molto tardi può rendere la digestione meno efficiente, ma ciò conta poco rispetto all'introito dell'intera giornata. Per molte persone, anzi, la pasta a cena concilia il sonno e frena la fame nervosa. Il problema non è mai il piatto serale, ma arrivarci dopo ore di digiuno forzato".

I rischi dell'eccesso proteico e il taglio dei grassi

Eliminare pane e cereali spinge spesso verso l'estremo opposto: l'ipertrofia proteica e la paura ingiustificata dei lipidi, con conseguenze dirette sull'equilibrio gastrointestinale: "Le proteine sono fondamentali: saziano, proteggono il muscolo e, in soggetti sani, un apporto elevato non danneggia i reni. Tuttavia, escludere cereali, legumi, frutta e verdura priva l'organismo delle fibre necessarie al microbiota".

Senza il giusto nutrimento vegetale, l'equilibrio della flora batterica si altera rapidamente. I batteri iniziano a fermentare le proteine in eccesso, riducendo la produzione di sostanze protettive come il butirrato e favorendo composti irritanti per la mucosa. I segnali tipici sono stipsi, gonfiore e pesantezza: "Se le proteine arrivano soprattutto da carni rosse e lavorate, cresce anche il rischio cardiovascolare - avverte l'esperta - Allo stesso modo, i grassi non vanno demonizzati: servono per l'assetto ormonale e per assimilare le vitamine liposolubili. Tagliarli troppo, in particolare nelle donne, favorisce l'amenorrea. La quota proteica ideale resta tra 1 e 2 grammi per chilo di peso corporeo, calibrata sulle attività del singolo".

Magrezza e salute: perché la taglia non dice tutto

L'esibizione della taglia 26 ripropone l'equazione tra magrezza estrema e disciplina, trascurando il ruolo della composizione corporea e della conformazione scheletrica: "La bilancia misura insieme grasso, muscoli, acqua, ossa e il cibo dell'ultimo pasto, senza specificare cosa sia calato - precisa la dottoressa - Allo stesso tempo, la taglia degli abiti dipende fortemente dalla struttura ossea, un dato genetico non modificabile".

Perdere peso in modo sregolato finisce per intaccare il patrimonio muscolare invece delle riserve adipose: "Senza un allenamento con sovraccarichi, le diete drastiche bruciano massa magra. Il muscolo tiene attivo il metabolismo e protegge le ossa. Perderlo rende più deboli e facilita il recupero dei chili sotto forma di solo grasso. Un corpo magro non è automaticamente sano: la salute si misura in energia, forza e regolarità ormonale".

Dalle scorciatoie commerciali a un equilibrio che dura nel tempo

La tendenza a rifiutare specifici alimenti non fa che incrementare un mercato fatto di pozioni disintossicanti e metodi veloci, senza alcun fondamento scientifico: "Il mito del detox è tra i più duraturi, ma fegato e reni svolgono già questo compito senza bisogno di beveroni. I drenanti eliminano liquidi, non adipe. Il digiuno improvvisato, se non pianificato, porta solo ad abbuffarsi la sera. Lo stesso vale per chi incolpa il 'metabolismo bloccato', evita la frutta a fine pasto o beve acqua e limone sperando di bruciare calorie. Il cambiamento corporeo richiede solo costanza".

Per costruire un'alimentazione sostenibile a lungo termine, la soluzione sta nella flessibilità e nell'abbandono dei sensi di colpa. "Il primo passo è eliminare il concetto di cibo proibito, che genera soltanto ossessione"- conclude la dottoressa Nanìa - I pasti devono includere con serenità tutti i macronutrienti: carboidrati, proteine, grassi sani e verdure. La fame è un segnale del corpo, non una mancanza di forza di volontà. Un piano nutrizionale che non prevede una cena con gli amici o una settimana di vacanza è destinato a fallire. Mangiare una verdura o un dolce non stabilisce il valore morale di una persona: finché il cibo verrà vissuto come un giudizio, nessun percorso potrà dirsi davvero sano".

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