Negli ultimi anni siamo diventati tutti pazzi per i biopic. Lo confermano i numeri al botteghino e la frenetica corsa degli sceneggiatori a portare sul grande schermo le vite di personaggi iconici.
Ma cosa si nasconde dietro questa mania? La curiosità è senza dubbio una prima risposta. Vogliamo conoscere tutti i dettagli di star leggendarie: scoprire gli anni giovanili di Bob Dylan in A Complete Unknown, capire cosa ha spinto Bruce Springsteen a comporre uno dei suoi album più significativi, come Nebraska in Springsteen: Deliver Me from Nowhere oppure assistere all’ascesa di un mito come Michael Jackson.
Il desiderio di “spiare” gli altri, andando a curiosare nei retroscena meno mainstream delle loro storie, però, può essere il sintomo di un’altra esigenza. I biopic sono diventati lo strumento perfetto per evitare di guardarsi dentro, proiettando paure, ambizioni e speranze sul grande schermo.
Una tendenza confermata dalle statistiche: nel 2026 Michael, il biopic su Michael Jackson diretto da Antoine Fuqua e interpretato dal nipote della popstar, Jaafar Jackson, ha superato il miliardo di dollari in tutto il mondo, conquistandosi il titolo di film biografico con il maggiore incasso di sempre.
Da diversi anni i biopic foraggiano l’industria cinematografica. Una mania che rispecchia perfettamente i gusti del pubblico in sala: guardare alle vite degli altri - soprattutto delle star - in cui ogni eccesso, ogni stravaganza sembra giustificata, ma che sono anche storie che urlano: “Ce l’ho fatta!”. E Hollywood non ha perso tempo, cavalcando alla grande questa tendenza: raccontare i retroscena di un personaggio famoso, nella gran parte dei casi, è più semplice e redditizio che inventarne una da capo.
Oggi i biopic vanno per la maggiore perché sono in grado di rassicurare il pubblico: gli spettatori conoscono già il finale della storia. Bob Dylan diventerà la voce di un’intera generazione, Bruce Springsteen sarà il simbolo dell’America a stelle e strisce, Michael Jackson conquisterà la corona di re del pop.
Conoscere già la storia - o almeno una parte - non toglie magia al racconto, anzi: permette al pubblico di scoprire nuovi retroscena, di immedesimarsi nei panni di una star, comprendo meglio il peso di alcune scelte, i demoni del passato, così da riuscire a vedere l’essere umano oltre al mito.
In un’epoca in cui le vite di tutti finiscono in vetrina sui social, andare a curiosare in quelle altrui ha un effetto quasi catartico: possiamo esprimere giudizi, provare empatia e sognare senza la preoccupazione di esporsi.
Il biopic trasforma l’identità altrui in un laboratorio emotivo: ci chiede “avresti fatto lo stesso?”, ma ci risparmia la risposta più scomoda, quella relativa alla nostra esistenza quotidiana.
E scoprire i mostri nell’armadio o le crisi dei miti ci rassicura ulteriormente: tiene accesa la fiamma della speranza e ci ricorda che nessuna vita, nemmeno la più patinata, è davvero perfetta.
La biopicmania non è certamente una novità nel 2026, ma è un fenomeno che ha preso sempre più piede negli ultimi anni, portando al cinema le storie di leggende. Quest’anno il biopic su Michael Jackson ha battuto tutti i record nell’ambito dei film biografici.
Ma il successo non è stato determinato solo dall’amore del pubblico per il re del pop e il desiderio di omaggiarne la memoria: è la prova che la ricostruzione delle vite altrui continua a vivere nella memoria collettiva.
Negli ultimi tempi, da Bohemian Rhapsody sui Queen a Rocketman su Elton John, passando per Elvis e Oppenheimer, fino ai più recenti lavori su Bob Dylan, Bruce Springsteen e Michael Jackson, l’interesse per i biopic da parte del pubblico non accenna a fermarsi. Così Hollywood continua a portare le storie dei grandi al cinema, facendo soldi a palate grazie alle vite degli altri.
Del resto è una scommessa irresistibile sia per i produttori che per gli sceneggiatori: il rischio di fare flop è quasi zero per via della curiosità che si scatena nel fandom di un personaggio e intorno a tutto il suo patrimonio artistico e l’eredità culturale. Pensiamo solo all’emozione di scoprire le origini di una canzone, di un film, o più in generale di un progetto che ha avuto successo in tutto il mondo, il tutto solitamente arricchito da immagini o racconti inediti.
E nel caso in cui il biopic non convincesse tutti, anche la fetta di pubblico non soddisfatto rappresenta una fonte di guadagno per le major: è motore di visibilità. Creare dibattito, soprattutto sui social, aiuta comunque a far crescere la notorietà di un film.
Last but not least, ormai Hollywood è diventata pigra, è inutile negarlo: portando al cinema le vite delle star non c’è il rischio - e la fatica - di costruire un mondo da zero. Il risultato? Le grandi produzioni fanno incassi da capogiro con il “minimo” sforzo e gli spettatori sono invogliati ad andare in sala grazie all’effetto nostalgia, risparmiando energie cognitive.