13 Oct, 2026 - 13:20

Educazione emotiva e prevenzione del suicidio: l'impegno di una mamma dopo la perdita del figlio

Educazione emotiva e prevenzione del suicidio: l'impegno di una mamma dopo la perdita del figlio

Michela Lion ha perso il figlio Edoardo Segato, 24 anni, nell'ottobre 2025. A un anno dalla sua scomparsa, il ricordo di un giovane pieno di amici, appassionato di natura e con il sogno nel cassetto di acquistare una casa in montagna, si intreccia in lei con il bisogno sentito quasi come catartico di aiutare gli altri. Sullo sfondo, una domanda a cui ancora fatica a trovare risposta: quali sono i segnali da riconoscere quando una persona soffre ma, agli occhi degli altri, sembra stare bene?

Edoardo, il ricordo di mamma Michela a un anno dalla scomparsa

“Edoardo era un ragazzo meraviglioso. Aveva una sensibilità, un’empatia, un modo di donarsi agli altri totale”, ricorda la madre a Tag24 Magazine, soffermandosi sulla capacità che aveva di entrare in connessione con le persone e ascoltarle senza giudizio. “Aveva la rara dote di riuscire a vedere gli altri, sempre, di non lasciarli indietro”.

Diplomato all’Istituto alberghiero, aveva messo da parte la sua passione per la ristorazione per dedicarsi a un lavoro in alta quota, in una ditta di impianti per telecomunicazioni. “Amava la montagna, gli spazi aperti, il verde, gli animali”, racconta Michela. “Ma frequentava con entusiasmo anche l’ambiente sportivo, soprattutto quello del calcio e delle auto”.

“Non era un ragazzo triste. Era circondato da amici, appariva sereno”, sottolinea la madre. “Certo, negli ultimi tempi era un po’ nervoso, ma aveva ricondotto quel cambiamento al forte desiderio di trovare una sistemazione indipendente”. Il sabato precedente alla sua morte era andato a vedere un appartamento.

Progetti che, ripensati oggi, rendono difficile comprendere quanto accaduto. Il 7 ottobre 2025 il ragazzo scomparve da casa. Furono lanciati degli appelli. Tutta Italia si mobilitò per cercare di riportarlo tra le braccia dei suoi cari. L’8 ottobre, purtroppo, fu trovato senza vita nel Padovano.

“Eravamo legatissimi, parlavamo tanto, di tutto. Eppure non si era mai aperto con me sul suo malessere”, racconta la madre. Fu a lei che mandò l’ultimo messaggio, senza dare spiegazioni. Disse di non farcela più e le chiese scusa. Parole che Michela custodisce insieme ai momenti più felici vissuti insieme, come il Cammino di Santiago.

“Ho trovato nella scrittura una valvola”: il libro nato dal dolore

A quell’esperienza condivisa si ispira il titolo del libro che la donna ha dedicato al figlio: Buen Camino Edo, Vuela Alto. “Ricordo i chilometri macinati nonostante le vesciche, con lo zaino sulle spalle, le risate, le difficoltà, il caldo, le salite e le discese affrontate. Io ed Edo, in quel viaggio, ci siamo attraversati”.

Raccontare di lui è il modo che ha trovato per affrontare un dolore altrimenti indicibile. “È stata un’elaborazione, una forma di accettazione della mancanza di mio figlio", spiega. Una valvola di sfogo che, una volta pubblicata, si è trasformata in un’occasione di incontro.

“Ho ricevuto molti messaggi di persone che credevano di essere sole”, ripercorre. “C’è chi trova conforto, si rispecchia nelle emozioni che descrivo”. Insieme all’Associazione Penelope, che ha sostenuto la famiglia nei giorni complicatissimi della scomparsa, sta lavorando a percorsi di prevenzione al suicidio nelle scuole. “Porterò la mia testimonianza, affiancata da una psicologa”, spiega.

Prevenzione ed educazione emotiva: imparare ad ascoltare i giovani

“Con i ragazzi servono le parole giuste”, sottolinea Michela, conscia di come sia delicato affrontare il tema senza rischiare di trasmettere messaggi distorti. Al centro del suo impegno, anche l’educazione emotiva: imparare a riconoscere ciò che si prova e, soprattutto, ad accettarlo. Uno degli obiettivi che aveva inizialmente immaginato con il nome di Hello Papageno e che ha poi deciso di convogliare attraverso realtà come Penelope, già radicate sul territorio. 

“La società costruisce intorno ai giovani aspettative altissime. L’idea di dover essere sempre performanti, belli, capaci di ottenere risultati, lascia poco spazio alle fragilità”.“Sarebbe più corretto dire ai ragazzi: ‘Stare male è un vostro diritto’ e quindi aiutarli”, sostiene Michela. Dare loro gli strumenti per reagire. Perché non sempre gli altri riescono ad arrivare in tempo.

“Bisogna fare in modo che siano propensi ad aprirsi, che nessuno li giudichi”.Una forma di cura che la mamma di Edoardo descrive come attenzione autentica verso il prossimo. “Ascoltare una persona col cuore è una forma di amore”, conclude. “Significa provare a comprendere ciò che l’altro sta vivendo, senza sovrapporvi il proprio punto di vista”.

È anche l’eredità che vorrebbe lasciasse suo figlio. “Vorrei che un po’ dell’empatia che aveva, quell’amore che aveva per tutti, incondizionatamente, venisse sparpagliato, seminato nel mondo”. Un desiderio racchiuso nei versi di una poesia che gli ha dedicato: “Se nel silenzio hai trovato la tua fine, l’amore per te sarà sempre la tua voce”.

Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che si trova in un momento di difficoltà, puoi contattare:

  • Telefono Amico Italia: Tel. 02 2327 2327 (attivo tutti i giorni dalle 10:00 alle 24:00) o tramite chat WhatsApp al numero 324 011 7252.

Se un tuo familiare o un amico è scomparso e hai bisogno di supporto, puoi contattare:

  • Associazione Penelope Italia ODV: Tel. Nazionale +39 393 053 7261 | Pronto Penelope +39 339 651 4799.
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