13 Oct, 2026 - 22:34

La geografia della pena di morte: dove è ancora in vigore e quali paesi continuano a eseguire condanne

La geografia della pena di morte: dove è ancora in vigore e quali paesi continuano a eseguire condanne

La pena di morte è tornata al centro dell’attenzione internazionale in seguito ad alcuni recenti casi negli Stati Uniti riaprendo il dibattito sull’uso della pena capitale e sulla sua diffusione nel mondo. Il fallimento dell’iniezione letale a Christa Pike, nello stato del Tennessee, e la proposta di esecuzione tramite fucilazione per Nidal Hasan, autore della sparatoria del 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas, in cui morirono 13 persone, hanno riportato il tema della pena di morte sulle prime pagine. Ma quali sono i paesi che ricorrono maggiormente a questa pena?

La pena di morte nel mondo: abolizione e status giuridico

Secondo i dati di un rapporto di Amnesty International, 113 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati. Il numero sale a 145 se si considerano anche gli stati che l’hanno abolita nella legge o nella pratica. 

In alcuni paesi, la pena di morte è ancora prevista dalla legge ma soltanto per reati eccezionalmente gravi, come determinati crimini commessi in tempo di guerra. In altri, pur restando formalmente in vigore, non viene applicata da decenni. 

Nessun paese che abbia abolito la pena capitale per tutti i reati l’ha successivamente reintrodotta in modo permanente.

Moratorie e paesi che non eseguono più condanne

La moratoria è una sospensione delle esecuzioni che può essere decisa dalle autorità senza comportare l’abolizione della pena capitale dall’ordinamento. È il caso, tra gli altri, di Brasile, Cile, Perù, Guatemala, El Salvador, Burkina Faso e Guinea Equatoriale. 

Alcuni paesi, come Russia, Thailandia, Algeria, Marocco e Corea del Sud, non registrano esecuzioni da almeno dieci anni, pur mantenendo la pena di morte nella propria legislazione.

In gran parte dell’Europa, così come in paesi quali Canada, Australia, Messico, Colombia e Sudafrica, la pena capitale è stata abolita per tutti i reati. Il quadro internazionale rimane tuttavia eterogeneo e comprende stati che continuano a eseguire condanne a morte e altri che, pur non procedendo alle esecuzioni, continuano a pronunciare questa sentenza.

Mentre il numero degli stati abolizionisti è cresciuto nel lungo periodo, in altri paesi le esecuzioni continuano e nuove condanne a morte vengono pronunciate ogni anno.

Un cambiamento significativo riguarda per esempio Israele. Il 30 marzo 2026, la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato una legge che introduce la pena di morte per i palestinesi condannati dai tribunali militari per accuse di terrorismo per attacchi mortali. Sebbene la pena capitale fosse già prevista dalla legislazione israeliana per reati eccezionali, non veniva applicata. La nuova legge segna quindi un cambiamento significativo nel quadro normativo del paese.

Stati Uniti: dove è ancora in vigore la pena di morte

Negli Stati Uniti, la pena di morte è ancora prevista in 27 stati ma non tutti la applicano. In quattro stati, California, Ohio, Oregon e Pennsylvania, sono in vigore moratorie, decise dai rispettivi governatori, sulle esecuzioni. Negli altri 23 stati e nel Distretto di Columbia la pena capitale è stata abolita. Il sistema statunitense è caratterizzato quindi differenze significative da uno stato all’altro, sia sul piano legislativo sia nella pratica delle esecuzioni.

Le esecuzioni nel 2025: i paesi con i numeri più alti

Secondo il rapporto di Amnesty International, nel 2025 sono state registrate almeno 2.707 esecuzioni in 17 paesi, con un aumento del 78 per cento rispetto alle 1.518 documentate del 2024. Il dato evidenzia una crescita considerevole ma non restituisce necessariamente l’intera portata del fenomeno. In alcuni paesi, infatti, le informazioni sulle esecuzioni non sono pubbliche o vengono classificate come segreto di stato.

La Cina è ritenuta il paese con il maggior numero di esecuzioni al mondo. Amnesty International sottolinea tuttavia che il numero effettivo rimane sconosciuto, proprio perché i dati sono coperti dal segreto di stato. Tra i paesi per i quali sono disponibili stime, figurano l’Iran, con almeno 2.159 esecuzioni, l’Arabia Saudita, con almeno 356, lo Yemen, con almeno 51, e gli Stati Uniti, con 47. Seguono l’Egitto, con 23 esecuzioni, la Somalia e il Kuwait, con almeno 17 ciascuno, e l’Afghanistan, con 6. Sono state inoltre documentate esecuzioni in Giappone, Sud Sudan, Taiwan ed Emirati Arabi Uniti.

Per il diciassettesimo anno consecutivo, gli USA sono stati l’unico paese delle Americhe in cui sono state eseguite condanne a morte. Negli Stati Uniti, le esecuzioni capitali hanno raggiunto nel 2025 il livello più alto dal 2009, anche a causa dell’aumento registrato in Florida, dove sono state eseguite 19 condanne a morte. 

Nuove condanne a morte: cosa dicono i dati

La pronuncia di nuove condanne a morte è un fenomeno distinto dall’esecuzione delle sentenze capitali. Nel 2025, Amnesty International ha documentato 2.334 nuove condanne a morte nel mondo, con un aumento del 12 per cento rispetto alle 2.087 registrate nel 2024. Le nuove condanne sono state rilevate in 48 paesi, due in più rispetto all’anno precedente.

La maggior parte delle nuove condanne a morte è stata registrata nella regione Asia-Pacifico. In Europa e in Asia centrale non sono state documentate né nuove condanne a morte né esecuzioni. Nelle Americhe, USA e Trinidad e Tobago sono stati gli unici due paesi in cui risultano pronunciate nuove condanne capitali.

Nel complesso, i dati mostrano una tendenza di lungo periodo verso l’abolizione della pena di morte ma evidenziano anche la persistenza di un gruppo di paesi in cui le esecuzioni continuano a essere praticate su larga scala e dove aumenta il numero dei giustiziati. 

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