16 Oct, 2026 - 06:58

Se potessero, molti italiani vivrebbero senza smartphone (e la politica se ne sta accorgendo)

Se potessero, molti italiani vivrebbero senza smartphone (e la politica se ne sta accorgendo)

Gli italiani vedono nello smartphone uno strumento ormai indispensabile ma, anno dopo anno, cresce anche la percezione dei suoi effetti negativi: è il quadro che emerge dal dossier Swg realizzato a fine settembre 2026 per la Fondazione Barbara Berlusconi su un campione di 1.200 maggiorenni.

Un quadro, di cui la politica italiana sembra sempre più cosciente. Tant'è che inizia a regolarne l'uso con leggi sempre più restrittive.

Cosa emerge dal sondaggio Swg sugli italiani e lo smartphone

Il sondaggio Swg fotografa un rapporto ambivalente degli italiani con il telefono. Per quasi uno su tre, il 31% per la precisione, lo smartphone sempre connesso avrebbe addirittura peggiorato la propria vita: una quota che dal 2023 è salita di ben 14 punti.

Per carità, i giudizi positivi restano maggioritari. Ma perdono terreno, a sorpresa, soprattutto tra le generazioni più giovani. Il divario generazionale, infatti, è rilevante. Tra i baby boomer, il 55% ritiene che lo smartphone abbia migliorato la propria vita, mentre tra i membri della Generazione Z la quota scende al 44%.

Tra i millennial, invece, prevalgono addirittura i giudizi negativi, segnale di una fatica crescente di vivere perennemente connessi.

Il sondaggio mostra inoltre una forte domanda di regole, in particolare per minori e adolescenti.

Il 69% degli intervistati vorrebbe che l’accesso ai social network fosse consentito solo dai 16 anni.

Una percentuale quasi identica ritiene opportuno attendere la stessa età anche per dialogare da soli con un chatbot di Intelligenza artificiale.

Sul piano delle misure concrete, il 55% preferisce il modello australiano, che vieta i profili social prima dei 16 anni e affida alle piattaforme la responsabilità di far rispettare il limite.

Circa un terzo, invece, si dice favorevole a un accesso graduale con restrizioni e supervisione dei genitori prima di una piena autonomia digitale.

Gli italiani chiedono anche di intervenire sulle caratteristiche delle piattaforme: l’81% sostiene di impedire agli sconosciuti di contattare direttamente il profilo di un minorenne.

Sono indicate, inoltre, il controllo privato dei profili fin dall’apertura e la limitazione dei meccanismi che incentivano lo scorrimento infinito e l’uso eccessivo.

Se potessero gli italiani vivrebbero senza smartphone?

Insomma: per la maggior parte degli italiani, si viveva meglio senza smartphone?

La risposta che emerge dai dati Swg non è un rifiuto del cellulare, ma una richiesta di maggiori controlli.

La crescita di chi è quantomeno disincantato — dal 17 al 31% in tre anni — indica che una parte rilevante della popolazione percepisce il dispositivo come una presenza invasiva, capace di incidere negativamente su relazioni, attenzione e benessere.

C'è da dire però che, al tempo stesso, gli intervistati non immaginano un ritorno completo al passato.

Il 45% teme almeno una conseguenza negativa con divieti troppo rigidi, in particolare difficoltà di socializzazione e minori opportunità di apprendimento.

Quasi quattro italiani su dieci, poi, aggiungono che proteggere eccessivamente i ragazzi potrebbe impedire loro di imparare a gestire da soli i rischi del web.

A prevalere, quindi, è una visione pragmatica: non eliminare lo smartphone, ma ridurne gli effetti più problematici attraverso regole, limiti e educazione.

Per il 76% degli intervistati, infatti, qualunque norma venga adottata, la tutela dipenderà anzittutto dall’educazione digitale che si riceve. 

E la responsabilità primaria viene attribuita ai genitori, prima delle piattaforme, delle istituzioni e della scuola.

Come dire: il quadro complessivo è quello di un Paese che non riesce più a fare a meno dello smartphone, ma ne contesta l’uso senza freni. La connessione resta centrale nella vita quotidiana, non ne possiamo più fare a meno, spesso anche solo per sapere che ora è. Ma cresce la richiesta di un equilibrio tra libertà digitale, protezione dei minori e qualità della vita.

Cosa sta facendo la politica

Davanti alla richiesta di maggior rigore per l'utilizzo degli smartphone, la politica già si è messa all'opera.

In Italia, è già in vigore il divieto di usarli a scuola, ad esempio, con le dovute eccezioni quando si tratta di attività didattiche o di studenti Dsa, con disturbi specifici dell'apprendimento. 

In discussione, invece, è il divieto assoluto per i bambini sotto i 3 anni, una norma assai sostenuta dai pediatri. E l'introduzione di tetti massimi di utilizzo per chi ha fino a 6 anni. Inoltre, si propongono percorsi formativi obbligatori per i genitori sulla salute digitale dei figli.

Tuttavia, la norma principale che si attende è quella che impedisce la creazione di un profilo social agli under 15, come sufferisce l'Unione Europea con tanto di Age verification. 

Tutto questo, senza dimenticare che, nella riforma del Codice della Strada di ottobre 2026, sono state inasprite le misure contro gli automobilisti distratti dallo smartphone (fino a 1000 euro di multa e sospensione immediata della patente) ma si è arenata la proposta di multare fino a 75 euro anche i pedoni che avanzano con lo sguardo rivolto al cellulare. Sempre più croce e delizia dei nostri giorni.

 

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