20 Oct, 2026 - 08:38

Il Sud scende in strada: non è solo una questione di gasolio

Il Sud scende in strada: non è solo una questione di gasolio

Autotrasportatori, agricoltori e operai ex Ilva. Tre fronti di protesta distinti che da quasi una settimana stanno mettendo in ginocchio il Mezzogiorno. Un magma incandescente di rivendicazioni diverse che nelle ultime ore si sono intrecciate e quasi sovrapposte passando tuttavia sottotraccia, quasi sotto silenzio. 

In un fine settimana monopolizzato quasi esclusivamente dagli scontri di piazza nelle grandi città del nord, come Milano, Torino e Bologna, i tir bloccati in autostrada o i trattori portati nelle piazze non hanno fatto rumore. 

Eppure gli effetti di quei blocchi sono evidenti già da qualche giorno in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata. I generi di prima necessità cominciano a scarseggiare sugli scaffali dei supermercati, i prodotti agricoli non raccolti e/o non consegnati stanno andando a male.

Molte aziende hanno dovuto sospendere la produzione per la mancata consegna delle materie prime e anche il carburante sta cominciando a scarseggiare nelle stazioni di servizio. 

Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha annunciato per domani, martedì 20 ottobre, un vertice in prefettura a Milano – inizialmente in programma il 27 ottobre – con gli autotrasportatori. 
Intanto le proteste non si fermano.

Camion fermi, costi insostenibili: la protesta degli autotrasportatori

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio è esplosa alla fine della scorsa settimana, ma è dalla mezzanotte di domenica 18 ottobre che è entrata nella sua fase più acuta. 

I sindacati di categoria lamentano le mancate promesse del governo che avrebbe dovuto stanziare  circa 440 milioni per sostenere il settore, ma che non sarebbero mai arrivati. La crisi finora è stata quasi a carico delle aziende che non riescono più a sostenere gli aumenti del costo dei carburanti da mesi ben oltre i due euro al litro.

Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata sono le regioni maggiormente interessate dalla protesta con i tir posizionati ai bordi degli svincoli stradali e autostradali strategici per rallentare e in alcuni casi bloccare il traffico.

E’ accaduto oggi agli svincoli di Napoli Nord e Caserta Nord dell’A1 e dell’A30. Stesso copione in Basilicata, dove la rabbia degli autotrasportatori contro il caro gasolio è arrivata anche a Campobasso e Isernia, con tir e trattori che sono transitati, a clacson spiegati e al grido:

"Siamo morti che camminano, non ce la facciamo più".

In Sicilia, da dove è iniziata la protesta a metà della scorsa settimana, lo stop dei tir iniziato venerdì 16 ottobre non si concluderà prima di martedì 20 ottobre. In Puglia sono decine i tir già carichi di prodotti deperibili fermi sulle strade.

Taranto, il blocco che ha acceso l’emergenza nel Mezzogiorno

Ed è proprio in Puglia che la protesta degli autotrasportatori si incrocia con un’altra vertenza, quella degli operai ex Ilva di Taranto che la scorsa settimana  hanno protestato per cinque giorni contro l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e il blocco della produzione, chiedendo garanzie occupazionali, un tavolo con il Governo e un piano industriale basato sulla decarbonizzazione.

Hanno bloccato la statale 7 verso Massafra e soprattutto la statale 106 davanti alla raffineria Eni, impedendo l’ingresso e l’uscita delle autocisterne causando un’emergenza carburante in Puglia, Basilicata e Calabria: distributori a secco, code e problemi per trasporti, cittadini e attività produttive.

Venerdì 16 ottobre i sindacati hanno rimosso i presidi e i blocchi, ponendo fine allo sciopero alle 23, mentre proseguivano le mobilitazioni degli autotrasportatori.

“I conti non tornano”: la rabbia degli agricoltori italiani

E dalla Puglia è partita anche la terza vertenza, quella degli agricoltori scesi in piazza, come gli autotrasportatori, contro l’aumento del gasolio agricolo. In queste ore la Cia-Agricoltori Italiani ha annunciato nuove proteste dal 20 al 22 ottobre, quando porteranno i loro trattori davanti Montecitorio.

Gli agricoltori italiani, tuttavia, lamentano anche politiche europee troppo restrittive che danneggerebbero le colture agricole e il calo del prezzo di prodotti come ad esempio l’olio. 
I sit-in e le proteste si estendono dalla Puglia alla Calabria, dalla Basilicata alla Sicilia, fino al Molise con presidi e rallentamenti su autostrade e statali.

Tra critiche e promesse: chi sta ascoltando il Sud?

E la politica cosa fa?

Ad oggi l’unico leader politico ad aver incontrato i manifestanti è stato Giuseppe Conte che venerdì – a Nola per un’iniziativa pubblica – si è recato al presidio di Maddaloni per parlare con gli autotrasportatori. 

Lunedì 19 ottobre, il responsabile Mezzogiorno di AVS ha incontrato gli agricoltori a Bari. 
Il deputato del Pd, Stefano Graziano, ha attaccato il ministro Salvini: 

virgolette
“Salvini pensa di curare una polmonite con l'aspirina. Siamo molto preoccupati dalla approssimazione e superficialità del governo che continua a eludere i problemi e a non affrontare il nodo delle questioni. Sia la Presidenza del Consiglio ad affrontare il problema prima che aumentino le difficoltà per il Paese”. 

Gli effetti dei blocchi e delle proteste, intanto, diventano sempre più evidenti con il passare delle ore. Secondo Confesercenti Campania entro 48 ore nei supermercati campani non ci saranno più prodotti freschi, a causa del blocco dei rifornimenti.

Per il presidente di Vincenzo Schiavo, la prima soluzione da assumere sarebbe quella di un taglio delle accise sui carburanti di almeno il 50%. L'allarme arriva anche da Confcommercio e Conftrasporto che denunciano il le difficoltà nei rifornimenti di negozi e supermercati. 

Gli occhi di tutti, quindi, sono puntati sull'incontro di domani a Milano convocato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Incontro inizialmente fissato per il 27 ottobre e poi anticipato per il protrarsi delle proteste.

Resta da capire se la risposta delle istituzioni arriverà in tempi utili a contenere gli effetti della crisi.

Le proteste hanno messo sul tavolo problemi concreti — costi dei carburanti, rifornimenti, futuro industriale e redditività agricola. Nel frattempo, il Mezzogiorno continua a pagare il prezzo più alto di una vertenza che merita attenzione politica e mediatica proporzionata alla sua portata.

 

LEGGI ANCHE