22 Oct, 2026 - 07:26

Meno neve, più caldo, raccolti a rischio: come il riscaldamento globale cambia la nostra vita

Meno neve, più caldo, raccolti a rischio: come il riscaldamento globale cambia la nostra vita

Il riscaldamento globale si sta avvicinando alla soglia del +1,5°C che la comunità internazionale aveva individuato come invalicabile secondo l'accordo di Parigi del 2015.

A quanto pare, rispettare questo limite sarà difficile e oggi la sfida non riguarda soltanto il cercare di rimanere dentro questo parametro ma anche il fare in modo di superarlo il meno possibile e provare a gestire uno sforamento temporaneo nel tentativo di limitare il più possibile le conseguenze che questo causerà. 

Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) con il rapporto Limiting Overshoot esamina questa ipotesi: contenere il superamento e cercare di riportare al di sotto della soglia. Nel documento si descrive una prospettiva ottimistica in cui la soglia di 1,5°C viene superata raggiungendo almeno 1,8°C. Ogni frazione di grado oltre la soglia può comportare rischi per gli ecosistemi, per le comunità, le economie e la salute. Lo scenario più pessimistico descrive sforamenti oltre i 2°C con conseguenze ovviamente molto più gravi.

Meno neve e ghiacciai in ritirata: le montagne cambiano volto

Una delle aree geografiche dove il cambiamento climatico comportato dall’innalzamento delle temperature è più evidente, sono le Alpi. Stagioni più calde con inverni miti, precipitazioni nevose minori alla media e le temperature alte dell'estate stanno favorendo e velocizzando la fusione dei ghiacciai squilibrando l’ecosistema montano e modificando inevitabilmente i paesaggi.

Questo a cascata influisce su molti altri aspetti dell’ambiente. I ghiacciai infatti alimentano fiumi e riserve idriche e se dovessero ridursi eccessivamente o addirittura scomparire, ciò provocherebbe difficoltà di approvvigionamento idrico per agricoltura e comunità. 

Siccità, fiumi in secca e raccolti più vulnerabili

Il caldo intenso e prolungato comporta una maggiore evaporazione dell’acqua dal terreno aumentando il fabbisogno idrico per le coltivazioni. Questa necessità si scontra con l’irregolarità delle piogge che rende difficoltosa la programmazione delle attività agricole. Le tempistiche classiche delle raccolte stanno cambiando, le temperature elevate accelerano il processo di maturazione e provocano un invecchiamento più rapido delle piante. 

L’imprevedibilità del meteo porta a periodi di siccità che possono alternarsi a precipitazioni violente che però non riescono a compensare la carenza d'acqua ma che spesso danneggiano terreni e raccolti.

Anche i pascoli rischiano il deterioramento con conseguenze inevitabili per gli allevamenti. 

Il servizio della Commissione europea che monitora le colture agricole, il JRC MARS, ha pubblicato delle previsioni secondo cui nell’Ue si stimano rese inferiori alla media degli ultimi cinque anni per diverse colture estive. -15 per cento per la soia, -14 per cento per il mais verde, -11 per cento per la barbabietola da zucchero, -8 per cento per il mais da granella e -7 per cento per le patate. 

Se queste previsioni verranno confermate nei fatti, le ripercussioni sulla disponibilità di materie prime agricole e sui prezzi saranno inevitabili.

Nel continente europeo, le estati sempre più calde mettono sotto pressione anche i fiumi. Il livello delle acque sempre più basso può ostacolare la navigazione ma anche creare difficoltà per il raffreddamento di alcune centrali elettriche e nucleari. La siccità è quindi una questione che riguarda non soltanto gli agricoltori ma anche l'energia e i trasporti.

Il turismo alla ricerca di nuovi equilibri

Il turismo invernale è sotto pressione a causa della diminuzione dell’innevamento soprattutto alle quote più basse. In quelle zone la neve è meno affidabile e le stagioni sciistiche rischiano di accorciarsi. Per questo nelle destinazioni montane si sta cercando di diversificare l’offerta puntando su attività come ciclismo, escursionismo, benessere e in generale attività coerenti con il periodo estivo.

Questo non sta avvenendo solo in Europa o sulle Alpi. Nell’Himalaya, eventi atmosferici estremi e lo scioglimento dei ghiacciai rischiano di compromettere sentieri, itinerari di pellegrinaggi e alpinismo e strutture ricettive.

In Nepal, in seguito alle alluvioni, sono morte oltre 1300 persone e migliaia sono disperse. Eventi così tragici non hanno impatto solo per gli abitanti della regione ma anche sulle attività economiche, fondamentali per il sostentamento della popolazione, come il turismo. 

L’impatto però non è solo sulle mete invernali. Anche quelle estive devono fare i conti con temperature sempre più estreme. Si sta ridisegnando una geografia delle vacanze con mete tipicamente estive che diventeranno sempre meno attrattive in determinati periodi. 

I piccoli stati insulari testimoniano inoltre le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare e i rischi per la loro sopravvivenza territoriale. Tuvalu, situato nell’Oceano Pacifico, è uno degli stati più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

Estati più calde, rischi maggiori per la salute

Le ondate di calore sono l’effetto del riscaldamento globale sulla vita di tutti i giorni con ripercussioni dirette sulla salute dei cittadini, soprattutto per le persone più vulnerabili.

L’impatto di questi cambiamenti non si distribuiscono uniformemente. Le comunità con meno risorse dispongono di minori contromisure per proteggersi e per affrontare i danni causati da eventi atmosferici estremi. Per questo la crisi climatica è anche una questione sociale ed economica.

Limitare il superamento di 1,5°C per ridurre i danni

Il superamento della soglia di 1,5°C di aumento della temperatura, non comporta l’impossibilità di intervenire la rotta. Significa, piuttosto, che sta diventando ancora più urgente prenderne atto e rafforzare le misure di adattamento e protezione delle comunità e degli ecosistemi più esposti.

L'UNEP nella sua previsione descrive l'eventualità di contenere il più possibile il picco del riscaldamento, limitarne la durata nel tempo e tentare successivamente di tornare sotto 1,5°C. Non è un'alternativa agli obiettivi dell'Accordo di Parigi ma un nuovo approccio per affrontare una realtà sempre più difficile da evitare.

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