21 Oct, 2026 - 17:20

Perché il true crime ci affascina? Dal desiderio di capire il male all'illusione di poter giudicare

Perché il true crime ci affascina? Dal desiderio di capire il male all'illusione di poter giudicare

Ci mettiamo comodi sul divano, accendiamo la tv o indossiamo le cuffie e ascoltiamo il racconto di un delitto, i dettagli di un'indagine, i retroscena di un caso irrisolto. Il tutto mentre la nostra quotidianità scorre indisturbata. Il true crime è diventato una presenza costante, trasformando vicende reali in storie da seguire, ricostruire e discutere. Ma perché ne siamo così attratti? E quali sono le conseguenze? Tag Magazine ne ha parlato con Tonia Bardellino, sociologa e criminologa.

Perché il racconto del crimine ci affascina

Innanzitutto c’è la curiosità. Avere a che fare con le vite degli altri, scoprire ciò che si nasconde dietro le apparenze, “è una cosa che ci contraddistingue un po’ per natura”, osserva Bardellino. Quando ciò si intreccia con il racconto del crimine, il punto diventa anche “capire”.

“Desideriamo comprendere come persone che giudichiamo tendenzialmente ‘normali’, in grado di vivere una vita ‘normale’, possano trasformarsi in criminali”, spiega la sociologa. “Vogliamo capire il male restando al sicuro, nella tranquillità delle nostre case”.

Un tentativo di dare un senso a ciò che, razionalmente, ci sfugge. “Più banalmente, nel momento in cui scopriamo qualcosa di nuovo seguendo una storia, in noi avviene un rilascio di dopamina”, osserva ancora Bardellino. “Le svolte ci gratificano. Così ci leghiamo ai casi”.

True crime, dati e riflessioni: un quadro

Secondo una ricerca realizzata da NielsenIQ per Audible, nel 2026 sono 18,5 milioni le persone che in Italia hanno ascoltato almeno un podcast, oltre 500mila in più rispetto al 2025, con una crescita di circa il 3%. Tra i generi preferiti, il crime è indicato dal 35% degli intervistati.

Uno studio condotto nel 2025 da AstraRicerche per Glo evidenziava inoltre una differenza di genere: il 45% delle donne intervistate dichiarava di ascoltare podcast true crime, contro il 30% degli uomini. La percentuale saliva addirittura al 61% considerando le donne di età compresa tra i 18 e i 29 anni.

Una tendenza che Bardellino spiega, in parte, citando il concetto di “vigilanza difensiva”, ossia la ricerca dei “segnali di rischio, dei comportamenti di manipolazione, di pericolo” utili a immaginare possibili strategie di difesa e protezione, oltre che a prevenire situazioni pericolose.

E poi col fatto che “molte storie raccontano violenze subite da donne: per le spettatrici o ascoltatrici - osserva l’esperta - è facile identificarsi”. Ci sono anche motivazioni diverse, certo. Motivazioni che riguardano anche gli uomini, come l’esigenza di controllo. Resta il dato che il true crime piace. E restano le conseguenze.

Le conseguenze: “Ci sentiamo tutti esperti"

Il true crime ha cambiato il nostro modo di consumare la cronaca, soprattutto quella nera. “Ci siamo in un certo senso abituati alla violenza”, spiega Bardellino. Con i social, inoltre, “il caso di cronaca non solo è diventato intrattenimento, ma anche qualcosa da ‘indagare’ e su cui posso confrontarmi. Ci sentiamo tutti un po’ Sherlock Holmes, un po’ investigatori, esperti”.

Il pubblico, in sostanza, mette in fila indizi, formula ipotesi. Le condivide. Il caso di Garlasco - con la verità giudiziaria messa in discussione dopo tanti anni e un nuovo indagato per omicidio - ne è un esempio emblematico. È come se alle indagini ufficiali, ai processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, ce ne fossero di paralleli.

Così si alimenta la polarizzazione. “Le persone si raggruppano, attorno ai casi si creano schieramenti e fazioni, gli innocentisti contro i colpevolisti, per esempio”, prosegue Bardellino. “Una volta maturata una teoria, si è disposti a vedere solo gli elementi che la confermano”, con tutti i rischi che ne derivano.

Anche il racconto giornalistico è cambiato. “I casi diventano storie, le persone coinvolte dei personaggi. In questo meccanismo, la vittima resta spesso sullo sfondo, quasi dimenticata”, conclude l’esperta. Il paradosso è che - mentre siamo impegnati a seguire i nuovi sviluppi di un’inchiesta quasi come fossero puntate di una serie - rischiamo di perdere di vista che dietro ci sono persone reali e vite spezzate.  

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