Nel 2025 oltre settemila minorenni sono stati vittime di reato in Italia. È il nuovo record fotografato dal Dossier Indifesa 2026 di Terre des Hommes, che analizza i dati del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia. Se l’aumento rispetto al 2024 è contenuto - pari a 68 vittime - è il confronto con il decennio precedente a restituire una crescita significativa: ben il 43%.
Dietro il dato complessivo si nascondono forme diverse di violenza. Le statistiche sono però in grado di raccontare solo gli episodi che arrivano all’attenzione delle forze dell’ordine: resta il “sommerso”, difficile da intercettare e quantificare. A sottolinearlo, in un’intervista a Tag Magazine, è Federica Giannotta, responsabile dell’Advocacy e dei Programmi Italia della fondazione.
Aumentano innanzitutto i reati legati alla famiglia, alla cura e all’assistenza dei minori. In questo senso, il dato più significativo riguarda i maltrattamenti: nel 2025 sono state registrate 3.008 vittime; più del doppio rispetto alle 1.442 del 2015, con un incremento del 109% nel decennio. Crescono anche le denunce per abbandono di persone minori o incapaci (+58%) e quelle per abuso dei mezzi di correzione.
“Sono tutti reati che in qualche modo ci raccontano una famiglia che non tiene, che non viene accompagnata”, osserva Giannotta. L’altra macroarea in forte crescita è quella dei reati a sfondo sessuale. Area in cui le vittime sono rappresentate per l’oltre 80% da bambine e ragazze. Nel decennio considerato, le denunce per violenza sessuale non aggravata sono cresciute del 45%; quelle per violenza sessuale aggravata di oltre il 120%.
Nel complesso, i casi di maltrattamenti e i reati sessuali - aggravati e non - rappresentano quasi la metà delle vittime registrate nel 2025: 3.008 nel primo caso, come dicevamo, e oltre 1.500 nel secondo. Numeri che, precisa Giannotta, vanno letti con attenzione.
Gli episodi considerati sono quelli denunciati alle forze dell’ordine. Il numero reale resta quindi difficile da quantificare, soprattutto quando gli abusi avvengono in ambiti familiari, dove trovare la forza o il modo di segnalare la violenza può essere più complicato.
Il fatto che siano aumentate le denunce per maltrattamenti “può anche essere un segnale positivo, perché significa che un reato che tipicamente resta confinato tra le mura domestiche, stavolta qualcuno l’ha visto”, osserva Giannotta.
Per la violenza, il discorso cambia. Si tratta di reati “più violenti, più estremi, più visibili”, che la comunità può intercettare con maggiore facilità. In questo caso, la cifra è più preoccupante, poiché potrebbe indicare un aumento effettivo del fenomeno e non soltanto una sua maggiore emersione.
Per prevenire la violenza sui minori, secondo Giannotta, bisognerebbe intervenire sulle fragilità familiari prima che le situazioni di rischio si aggravino. “Il genitore non può essere lasciato solo”, spiega, soprattutto quando attraversa un momento di difficoltà o non dispone degli strumenti necessari per riconoscere i segnali di disagio e le possibili situazioni di esposizione alla violenza.
Accanto al sostegno alle famiglie, andrebbe rafforzata la protezione in tutti i contesti aggregativi frequentati da bambini e adolescenti: scuole, società sportive, oratori, per esempio. Giannotta richiama l'importanza delle safeguarding policies, procedure e politiche di tutela che permettano ai minori di sapere a chi rivolgersi se qualcosa li preoccupa e agli adulti di segnalare comportamenti sospetti. In questo quadro, la formazione degli operatori diventa un tassello fondamentale.
“La protezione dei bambini è una responsabilità di tutti noi e ognuno ha la possibilità di fare qualcosa”, conclude Giannotta, richiamando il noto proverbio “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Significa che la cura va oltre il nucleo biologico. Di conseguenza, la tutela passa attraverso una rete capace di riconoscere i segnali, intervenire in tempo e sostenere sia i figli sia i genitori.