Alessia Marcuzzi ha deciso di rompere un tabù, affidando a un video sui social un racconto intimo, senza filtri. La conduttrice ha confessato di aver iniziato a fare i conti con la perimenopausa attorno ai 46-47 anni, un periodo vissuto con smarrimento: "In quel momento non ero preparata e forse non mi ero neanche così tanto informata. Mi vergognavo. So che un sacco di donne si vergognano di dire che sono in menopausa e lo facevo anche io".
In realtà la Marcuzzi ha svelato un sentimento comune a tantissime quarantenni: la sensazione di perdere qualcosa, di dover nascondere i cambiamenti per non sfigurare. Il suo sfogo fotografa una lacuna culturale profonda. In Italia quasi nove donne su dieci arrivano a questo passaggio senza aver mai ricevuto un'educazione specifica a scuola, affidandosi al passaparola o alle ricerche su internet.
Per fare chiarezza su cosa accade davvero al corpo femminile e comprendere come riconoscere i primi segnali senza allarmismi né vergogna, abbiamo intervistato la dottoressa Monica Calcagni, ginecologa e divulgatrice, analizzando i falsi miti, l'impatto psicologico e le tutele mediche a disposizione di ogni donna.
Il timore di invecchiare attraversa da sempre la società, ma per il genere femminile assume contorni penalizzanti. La dottoressa Monica Calcagni spiega che l'imbarazzo provato da Alessia Marcuzzi nasce dal modo in cui viene concepita la femminilità: viviamo in un contesto che associa il valore di una donna quasi esclusivamente alla giovinezza, alla fertilità e alla capacità di apparire desiderabile.
Quando la capacità riproduttiva si esaurisce, scatta un meccanismo punitivo che trasforma la biologia in una data di scadenza. "La menopausa non ci rende meno donne. Ci rende semplicemente donne in una fase diversa della vita, con esigenze nuove che meritano ascolto e attenzione", chiarisce la ginecologa, sottolineando come per decenni si sia scelto il silenzio, finendo per alimentare insicurezze infondate.
Spesso, poi, la parola menopausa viene usata come un'offesa o una battuta. Se una professionista mostra stanchezza, irritabilità o dimentica un appuntamento, scatta il commento ironico: "Sarai in menopausa". Questa dinamica, subita dalla stessa Marcuzzi durante i suoi impegni televisivi, ha ripercussioni concrete sul benessere emotivo.
La dottoressa Calcagni osserva come nella pratica clinica quotidiana incontri donne che vivono un profondo disagio perché non si riconoscono più: dormono male, faticano a concentrarsi e temono di aver smarrito la padronanza delle proprie giornate. Se al malessere fisico si aggiunge la derisione sociale, molte preferiscono chiudersi nel silenzio invece di rivolgersi a uno specialista. Gli ormoni influenzano il riposo e l'umore, ma non tolgono credibilità a ciò che una donna prova, né possono diventare un pretesto per non prenderla sul serio.
C'è poi un vuoto strutturale nell'educazione sanitaria. Nel nostro Paese la salute ginecologica viene spiegata e promossa quasi solo in funzione della fertilità, lasciando scoperte le fasi successive. Come sottolinea la dottoressa Calcagni: "Continuiamo a considerare l'educazione alla salute riproduttiva quasi esclusivamente come educazione alla contraccezione, alla gravidanza e alla maternità. Come se la salute ginecologica di una donna finisse quando termina la sua capacità riproduttiva. In realtà la menopausa riguarda una parte molto lunga della vita femminile, spesso diversi decenni, e meriterebbe un'attenzione completamente diversa".
Mancando punti di riferimento chiari, le donne finiscono per affidarsi al passaparola o a ricerche online, esponendosi a rimedi improvvisati. L'informazione corretta dovrebbe invece iniziare già in età adulta, molto prima dei primi disturbi, per permettere a ciascuna di riconoscere i cambiamenti e affrontarli con piena serenità.
Uno degli errori più diffusi è confondere la menopausa vera e propria con la fase che la precede. Dal punto di vista clinico, la menopausa corrisponde a una data precisa sul calendario: si certifica solo dopo dodici mesi consecutivi di assenza del ciclo mestruale in assenza di altre cause mediche, un traguardo che in Italia si colloca mediamente intorno ai 50-51 anni. Il vero percorso di cambiamento, tuttavia, inizia molto prima con la perimenopausa. Si tratta della transizione durante la quale le ovaie riducono progressivamente la loro attività: i livelli di estrogeni subiscono oscillazioni continue, mentre il progesterone scende a causa di ovulazioni sempre più rade.
Questa altalena ormonale può manifestarsi già tra i 40 e i 45 anni con segnali aspecifici: mestruazioni ravvicinate o abbondanti, risvegli notturni, palpitazioni, sbalzi d'umore, vampate e la classica nebbia mentale. "Molte donne iniziano ad avvertire i primi cambiamenti quando hanno ancora le mestruazioni. Non bisogna aspettare che scompaiano per iniziare a occuparsi del proprio benessere ormonale", ricorda l'esperta. Riconoscere questi sintomi non è immediato, perché spesso si sovrappongono a quelli di un normale periodo di stress lavorativo o familiare.
Per orientarsi, lo strumento primario resta il dialogo approfondito con il medico. Nelle donne con più di 45 anni che presentano alterazioni del ritmo mestruale e disturbi tipici, la diagnosi è prima di tutto clinica e non richiede esami del sangue a tappeto. Un prelievo per dosare FSH ed estradiolo può risultare fuorviante: trattandosi di ormoni che oscillano continuamente nel corso del mese, un singolo valore fotografato in laboratorio non offre risposte certe.
La valutazione deve considerare la persona nella sua interezza, escludendo eventuali problematiche concomitanti come disfunzioni della tiroide o carenze di ferro, senza mai ridurre il quadro a un semplice numero stampato su un referto.
Quando si parla di cure, il dibattito si arena frequentemente su paure ingiustificate, in particolare riguardo alla Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS). Molte donne rinunciano a curarsi temendo aumenti di peso o rischi oncologici, condizionate da una comunicazione allarmistica figlia di vecchi studi scientifici. Sul tema, la dottoressa Calcagni fa subito chiarezza: "Oggi abbiamo dati più articolati e sappiamo che non tutte le terapie ormonali sono uguali: cambiano le molecole, i dosaggi, le vie di somministrazione e soprattutto il profilo di rischio individuale". La medicina attuale permette infatti di calibrare ogni trattamento su misura, privilegiando ad esempio la via transdermica per ridurre il rischio tromboembolico e garantendo così un percorso sicuro ed efficace per chi ne ha reale bisogno.
La terapia sistemica resta l'opzione più efficace contro le vampate di calore, le sudorazioni notturne e i disturbi del sonno, oltre a proteggere la massa ossea dall'osteoporosi. Non provoca di per sé aumenti di peso, legati piuttosto a fattori metabolici, all'età e allo stile di vita. Esiste inoltre una precisa "finestra temporale" per massimizzarne i benefici: iniziarla prima dei 60 anni o entro dieci anni dall'ultima mestruazione garantisce un profilo di sicurezza ottimale nelle pazienti idonee.
Un altro problema da chiarire riguarda la sfera intima. La perdita del desiderio e il fastidio fisico durante i rapporti vengono spesso accettati con rassegnazione, come se la vita di coppia dovesse spegnersi insieme alla fertilità. La carenza di estrogeni comporta modificazioni concrete nei tessuti, note come sindrome genitourinaria: secchezza vaginale, bruciori e dolore durante i rapporti. A differenza delle vampate, che col tempo tendono a ridursi, questi disturbi peggiorano se trascurati.
Le risposte mediche esistono e sono accessibili: idratanti specifici, gel lubrificanti, terapie ormonali locali a bassissimo dosaggio, percorsi di riabilitazione del pavimento pelvico e consulenze sessuologiche mirate. Come ribadisce la dottoressa Calcagni, "il dolore non deve mai essere considerato il prezzo da pagare per invecchiare".
Per chi si trova disorientata di fronte ai primi mutamenti del corpo, il consiglio pratico è semplice: non isolarsi e non aspettare che i disturbi diventino insopportabili prima di chiedere aiuto. Tenere un diario per qualche settimana, annotando le irregolarità del ciclo, la qualità del riposo e le fluttuazioni d'umore, fornisce allo specialista elementi preziosi per impostare una strategia su misura.
Questo passaggio della vita rappresenta anche l'occasione ideale per fare un controllo generale: monitorare la pressione arteriosa, valutare i fattori di rischio cardiovascolare, curare la salute delle ossa, l'alimentazione e mantenersi attive. La fine dell'età fertile non segna una perdita di valore o una resa, come riassume efficacemente la dottoressa Calcagni: "La menopausa non è la fine di qualcosa. Può essere l'inizio di una nuova fase della vita, da vivere con consapevolezza, salute e libertà. Ma per farlo servono informazione, ascolto e una medicina che metta davvero al centro le donne".