03 Oct, 2026 - 13:16

La Cina si prende la rotta artica per aggirare il Medio Oriente

La Cina si prende la rotta artica per aggirare il Medio Oriente

Le tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso stanno spingendo le compagnie di navigazione a cercare percorsi alternativi tra Asia ed Europa. In questo scenario, la Cina si prepara ad avviare un servizio regolare di trasporto container attraverso l’Artico.

Crisi di Hormuz e Mar Rosso: il commercio cerca nuove rotte

In un contesto segnato dall’instabilità delle principali vie marittime internazionali, l’Artico assume un’importanza strategica crescente. Il 28 febbraio 2026, dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz. La crisi ha provocato il crollo del traffico commerciale nella zona e lasciato bloccate numerose imbarcazioni nel Golfo Persico.

Hormuz è uno dei principali colli di bottiglia del commercio energetico mondiale, dove prima del conflitto transitava circa il 20 per cento del petrolio globale. 

Alla crisi di Hormuz si aggiungono le tensioni nel Mar Rosso e nell’area dello Stretto di Bab el-Mandeb, passaggio essenziale per le navi che percorrono la rotta del Canale di Suez. 

In questo quadro è emersa anche l’ipotesi di sistemi di pagamento o di “pedaggio” per consentire il passaggio attraverso queste rotte strategiche. 

La conseguenza è una maggiore vulnerabilità delle catene globali di approvvigionamento. Per gli operatori, disporre di un percorso alternativo non significa soltanto ridurre le distanze ma significa anche diminuire la dipendenza da singoli passaggi marittimi esposti a crisi militari, blocchi o pressioni politiche.

La “Via della Seta di ghiaccio” tra Cina ed Europa

È in questo scenario che la compagnia cinese Sea Legend Shipping si è preparata ad avviare il primo servizio regolare di trasporto container tra la Cina e l’Europa attraverso la Rotta Marittima del Nord.

La rotta attraverserà lo Stretto di Bering, tra Alaska e Russia, per poi proseguire lungo la costa settentrionale siberiana e raggiungere il Mare del Nord. Il percorso si sviluppa quindi in larga parte nelle acque artiche sottoposte alla giurisdizione e al controllo operativo russo.

Rosatom, il colosso statale russo dell’energia nucleare incaricato di amministrare la Rotta Marittima del Nord, avrebbe autorizzato il transito di sette navi cinesi. 

La rotta è stata ribattezzata “Via della Seta di ghiaccio”, un richiamo agli antichi itinerari commerciali che collegavano la Cina ai mercati europei. Secondo i piani, il collegamento potrebbe ridurre i tempi di trasporto rispetto alla rotta tradizionale attraverso Suez o al percorso più lungo attorno all’Africa. 

La riduzione della distanza, tuttavia, non equivale automaticamente a una maggiore rapidità o a costi inferiori. Il progetto nasce come collegamento stagionale e, almeno per ora, non può sostituire le grandi rotte commerciali utilizzate tutto l’anno.

I limiti della rotta artica

La navigazione nell’Artico resta tecnicamente complessa. Anche se la riduzione della copertura glaciale ha ampliato la finestra stagionale per il transito, in diverse aree il ghiaccio può ancora rendere necessario l’impiego di navi rinforzate o il supporto di rompighiaccio.

Un altro limite è rappresentato dalle infrastrutture. Lungo la costa artica russa i porti, i servizi di assistenza, i collegamenti logistici e le strutture per la manutenzione sono molto meno sviluppati rispetto ai grandi hub commerciali. Una rotta più corta può quindi comportare costi aggiuntivi legati alla sicurezza, alla navigazione assistita, alle assicurazioni e alla gestione delle emergenze.

Anche la stagionalità costituisce un ostacolo alla trasformazione della Rotta Marittima del Nord in un’alternativa completa a Hormuz, Bab el-Mandeb o Suez. 

Il significato dell’iniziativa è però anche geopolitico. La Russia controlla il principale segmento della rotta e può utilizzare autorizzazioni, tariffe e servizi di accompagnamento come strumenti di influenza. La Cina, pur non essendo uno stato artico, si definisce una “stato quasi artico” (near-Arctic state) e negli ultimi anni ha aumentato la propria presenza nella regione attraverso ricerca scientifica, accordi economici, infrastrutture e cooperazione energetica.

Gli Stati Uniti osservano con crescente attenzione l’evoluzione dell’Artico, considerandola un’area rilevante per la sicurezza nazionale e per il confronto strategico con Mosca e Pechino. 

Mentre le crisi del Medio Oriente rendono più vulnerabili i corridoi tradizionali, l’Artico si prepara a diventare uno dei nuovi teatri della competizione tra Cina, Russia e Stati Uniti.

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