04 Oct, 2026 - 14:09

Il periodo in cui l'Italia ha cominciato a non fare più figli

Il periodo in cui l'Italia ha cominciato a non fare più figli

La Fondazione per la Natalità, in collaborazione con l'Istat, ha reso pubblico il dossier 2026 intitolandolo significativamente "Volere o Potere".

Lo studio sancisce che nel 2025 in Italia sono nati appena 355 mila bambini. Nella nostra storia, non erano mai stati così pochi.

Ma c'è anche un altro dato che descrive plasticamente il nostro inverno demografico: il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. 

E ancora: il 62% degli italiani che potrebbero avere figli ci ha rinunciato per ostacoli di natura economica e sociale: solo il 5,5% perché non rientra nei loro piani di vita.

Il dossier ha sottolineato, infatti, che se le donne si fossero sentite sicure delle loro condizioni economiche e sociali, avrebbero messo al mondo 760 mila bambini: più del doppio di quelli che sono nati davvero.

Quasi 3 milioni di persone hanno confessato che non ce la farebbero a mantenere un figlio.

E una donna su due si è detta sicura che una maternità metterebbe a rischio la carriera (contro il 24% degli uomini).

Non sono statistiche nuove. Ma quando è iniziato l'inverno demografico italiano? Quando abbiamo iniziato a non fare più figli?

Il periodo in cui l'Italia ha iniziato a non fare più figli

A margine della presentazione del dossier che ha fotografato lo stato della nostra demografia, il presidente della Fondazione Natalità Gigi De Palo l'ha messa così:

virgolette
Il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere

Più facile a dirsi che a farsi, naturalmente. Quello dell'inverno demografico, infatti, è un fenomeno legato a molti più fattori di quanto si pensi. E, nel nostro Paese, ha radici ormai lontane.

Gli ultimi studi indicano che la discesa delle nascite è iniziata oltre quarant'anni fa, negli anni Ottanta, quando pure la nostra economia era in espansione e, dal punto di vista sociale, si affrontava la vita con slogan come quello - mitico - della "Milano da bere".

E comunque: dati Istat, agli albori della nostra storia unitaria, nel 1860, a fronte di 815.000 decessi, si contavano 991.000 nascite. Nel 1890, il divario si fece ancora più netto: 830.000 morti e 1.110.000 nascite.

Cent'anni fa, nel 1920, gli italiani vivevano la loro stagione d'oro: 1.195.000 neonati (tasso di fecondità a 3,41) a fronte di 712.000 decessi.

Dal secondo dopoguerra, le famiglie hanno iniziato a non essere più tanto numerose. Nel 1950, ci sono state 914.000 nascite (e 458.000 decessi). Ma non eravamo ancora entrati nel vero e proprio inverno demografico. L'abbiamo fatto a partire dal 1980, quando pure si sono registrate 657.278 nascite e 559.376 decessi. Da allora, la discesa è stata costante quanto repentina.

Nel 2010, le morti già superavano le nascite (587.488 contro 561.944). 

Ora, però, la cosiddetta forbice inizia a essere clamorosa: nel 2025, 652.000 morti e solo 355.000 bambini.

Lo "strappo" degli anni Ottanta

L'inverno demografico che viviamo oggi ha mosso i primi passi negli anni Ottanta del secolo scorso, dicevamo.

Non è un dato che deve stupire, perché la demografia si spiega solo a lungo andare, con archi temporali di almeno vent'anni, il tempo necessario a formare un uomo (e una donna). 

In altre parole: se oggi ci sono poche nascite è (anche) perché ci sono meno persone che possono metterle "in cantiere".

Da una generazione all'altra, è una sorta di cane che si morde la coda.

Ma tant'è: cinquant'anni fa, nel 1976, il tasso di fecondità (il numero di figli per donna in età fertile) era di 2,11. Oggi è di 1,14. 

Cosa è successo? Cosa ha determinato questo capovolgimento? La crisi economica c'entra poco. Studiosi come Carlo Cottarelli, Alessandro Rosina e Francesco Billari puntano il dito sui mutamenti sociali: la diffusione degli anticoncezionali che ha reso "libero" il sesso, ad esempio. E il contestuale cambiamento del ruolo della donna nella nostra società.

Del resto, proprio a cominciare dagli anni Ottanta, le donne hanno cominciato ad emanciparsi sempre più, non sono state più ristrette nel ruolo di angeli del focolare.

La politica, però, quasi sempre è intervenuta in ritardo per assicurare loro le condizioni lavorative giuste per rendere conciliabili lavoro e impegni genitoriali.

Non a caso, un recente rapporto Inps ha ammonito che la denatalità non si combatte soltanto con i bonus: occorrono, ad esempio, più smart working e maggiori servizi reali.

Certo, (anche) più asili nido. E, udite udite, per il punto in cui ci troviamo, anche una migliore politica dell'immigrazione, con arrivi controllati e una integrazione più facilitata. 

Tra vent'anni ne potremmo beneficiare da tutti i punti di vista, a iniziare da quello economico visto che c'è una correlazione tra età media dei lavoratori e produttività, il grande tabù della nostra economia che ci condanna già oggi a stipendi inadeguati.    

LEGGI ANCHE