L’algoritmo dei social fa rimbalzare spesso una delle previsioni di Indro Montanelli che la storia si sta incaricando di rendere anno dopo anno sempre più profetica.
Il vecchio giornalista, ai posteri, consegnò queste parole:
Sembra un controsenso. Non lo è. Montanelli lo spiegò dicendo che gli italiani avevano nel loro dna il talento individuale capace di farli primeggiare nel mondo in qualsiasi mestiere o professione. Ma avevano, al contempo, anche uno scarsissimo senso dello Stato e del bene comune che li avrebbe condannati ad essere una Nazione poco più importante di un’espressione geografica.
In ogni modo: oltre vent’anni dopo, la sua profezia, si è avverata prima di tutto sotto l’aspetto economico.
L’Italia, infatti, rimane un Paese fortemente indebitato: abbiamo sfondato la soglia dei 3000 miliardi di euro (a giugno 2026 si è arrivati a 3.207,2 miliardi).
Contemporaneamente, però, gli italiani hanno una ricchezza privata (risparmi e immobili) che, cumulata, arriva ben oltre quella cifra: 11.294 miliardi (dato di marzo 2026).
E quindi: quando sentiamo ripetere che siamo un Paese sempre più povero, fino a che punto dobbiamo preoccuparci?
Se gli italiani hanno un vizio è quello di fare poco sistema. È questo ciò che viene da pensare quando si raffrontano i dati della nostra economia pubblica e privata.
In media, in Europa, circa il 68% delle famiglie, ad esempio, vive in una casa di proprietà.
In Italia, questa percentuale schizza all’81,6% (dato Confedilizia).
Nello stesso momento, sempre in Europa, solo la Grecia ha un debito pubblico simile al nostro, che ora si è assestato a circa il 138%.
E allora: siamo virtuosi solo nel nostro orticello?
Stando a una elaborazione della fondazione Edison su dati Istat e Eurostat, sì.
Anche se confrontiamo a livello europeo lo status dei cittadini meno abbienti: i nostri, mediamente, stanno meglio in quanto possiedono più proprietà immobiliari e risparmiano di più.
La classifica della ricchezza finanziaria nelle famiglie dell’eurozona redatta nel 2024 in percentuale al Pil, ha dato quest’esito: Italia prima con il 226%, seguita da Belgio (211%), Paesi Bassi (202%), Francia (171%), Germania (168%), Spagna (149%), Malta (148%), Austria (143%), Portogallo (134%), Cipro (107%), Estonia (104%), Grecia (103%), Slovenia (102%), Croazia (94%) e Lettonia (92%).
A ben vedere, sempre stando ai dati Istat ed Eurostat, in Italia, dove a ogni campagna elettorale spunta qualcuno che propone la patrimoniale, non ce la caviamo malissimo nemmeno dal punto di vista della distribuzione della ricchezza.
Nel nostro Paese, infatti, i ricchi, in media, sono solo otto volte più ricchi dei poveri.
Ma in Francia lo sono 11 volte. In Germania 24 volte. E negli Stati Uniti 27.
Anche il Covid, poi, non ha fermato l’accumulo di ricchezza delle famiglie: nei cinque anni a cavallo del Covid, dal 2019 al 2024, la ricchezza delle famiglie è aumentata del 32,6%, più dell’inflazione registrata nello stesso periodo in termini reali.
In realtà, pure la percezione della povertà è diminuita: nel 2014, il 40,1% degli italiani si sentiva più povero; dieci anni dopo, nel 2024, meno della metà, il 18,7%.
Il problema, quindi, è che tendiamo a dipingerci molto peggio di quanto realmente siamo? Che i nostri media tendono a dare spazio più alle file fuori la Caritas che alle nuove iniziative imprenditoriali? Che ci piangiamo troppo addosso e vediamo sempre tutto nero?
Proprio a tal proposito, c’è anche un altro dato che può farci riflettere: l’Italia rimane uno dei Paesi con un più alto tasso di imprenditorialità.
Cosa significa? Che, in proporzione, sono davvero tanti gli italiani che scommettono su se stessi per avere uno stipendio a fine mese. Il che non rappresenta una novità degli ultimi tempi. Ma comunque una conferma significativa se si pensa che da noi i lavoratori autonomi, tra imprenditori e professionisti, sono circa il 20% della popolazione lavorativa mentre in Germania arrivano a mala pena all’8,5%.
Anche se consideriamo i soli imprenditori con dipendenti, gli italiani sono in cima alla classifica europea, con circa 21 imprenditori ogni 1000 lavoratori.
Come dire: i problemi della nostra economia sono altrove, nell’essere caratterizzata troppo spesso da realtà troppo piccole per avere una produttività e una marginalità sufficienti a garantire salari più alti e a competere a livello internazionale, ad esempio.
Oppure dal grado di propensione al rischio. Dal tasso di fiducia di investitori e imprese.
Una volta, lo scrittore John Steinbeck disse che il socialismo non ha mai attecchito in America perché i poveri - lì - non si sono mai considerati proletariato sfruttato, ma milionari in temporanea difficoltà. Beh, diciamo che non è propriamente questo l'aforisma che può dipingerci.