Qualche settimana fa, dagli Stati Uniti, è arrivata una notizia che in Italia è passata quasi in sordina: il dottor Anthony Fauci, volto della lotta al Covid-19 in America, si è avvalso del Quinto Emendamento davanti alla Commissione del Senato americano, l'equivalente - con le dovute differenze - della nostra Commissione Covid.
Lo scienziato statunitense ha scelto di avvalersi del diritto di non rispondere, garantito dalla Costituzione americana a tutti i suoi cittadini. Eppure, Fauci non stava comparendo davanti ad un giudice, ma davanti ad organismo politico, riunito per ricostruire la gestione dell'emergenza pandemica nel Paese.
Non un processo, ma una commissione. Non una deposizione, ma un'audizione.
Nello stesso periodo in Italia, sono stati auditi dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul Covid l'ex Commissario Straordinario, Domenico Arcuri e Giuseppe Conte, presidente del Consiglio nella prima fase della crisi pandemica (2020-21).
Nel Regno Unito la Covid Inquiry sta ascoltando ministri e funzionari che operarono durante l'emergenza, mentre in Germania prosegue il riesame parlamentare della gestione della pandemia.
Questi episodi non sono eventi scollegati, ma raccontano un fenomeno comune, ovvero: terminata l'emergenza sanitaria, le principali democrazie occidentali hanno cominciato a interrogarsi su come è stata gestita la pandemia e su come furono prese le decisioni che hanno cambiato la vita di milioni di persone.
È questo, oggi, il vero "processo al Covid": non un processo penale al virus o ai suoi protagonisti, ma un riesame e una rilettura delle scelte compiute tra il 2020 e il 2022.
Tra luglio e agosto di quest'anno i lavori della Commissione parlamentare italiana sul Covid hanno subito una decisa accelerata.
A poche settimane di distanza sono stati ascoltati sia l'ex commissario straordinario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri, sia l'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. I vertici della gestione della crisi pandemica in Italia.
Oggetto dell'indagine del Parlamento italiano sono le decisioni prese da chi sedeva al governo tra il 2020 e il 2022: lockdown, mascherine, vaccini. Sotto la lente di ingrandimento dei commissari sono finite tutte le circolari emanate in quegli anni dal ministero della Salute, a cominciare da quella sul cosiddetto “protocollo tachipirina e vigile attesa”.
Ma anche le commesse e gli acquisti fatti per affrontare la crisi sanitaria.
L'obiettivo è ricostruire la concatenazione di eventi e decisioni che hanno segnato la gestione dell'emergenza sanitaria nel nostro Paese.
L'attuale leader M5s, Giuseppe Conte ha definito la commissione “un plotone di esecuzione” costruito contro di lui.
Pochi giorni prima negli Stati Uniti, Anthony Fauci - convocato dalla Commissione per la sicurezza interna del Senato - aveva invocato a sorpresa il quinto emendamento, avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande dei commissari.
Quelli italiani e americani non sono casi isolati, poiché indagini e commissioni analoghe sono in corso in numerosi altri Paesi.
Nel Regno Unito la Covid Inquiry sta analizzando migliaia di documenti e ascoltando le testimonianze degli attori e dei protagonisti di quegli anni. In Germania il Bundestag ha istituito una Commissione d'inchiesta parlamentare intitolata "Analisi della pandemia di COVID-19 e lezioni per future pandemie".
Lo stesso sta accadendo in Francia e in Svezia dove la commissione ha già chiuso i lavori e stilato il rapporto conclusivo.
Sei anni dopo lo scoppio della pandemia e tre anni dopo la sua fine ufficiale, le principali democrazie occidentali si stanno interrogando su quanto accaduto negli anni dell'emergenza sanitaria e sull'efficacia delle decisioni prese da chi era allora al governo.
E' il secondo tempo del Covid-19, quello in cui - terminata la crisi – è iniziata una partita diversa. Se nel 2020 il problema era fermare il virus, nel 2026 è diventato capire come perché furono prese quelle decisioni.
E ogni Paese sta cercando di trovare la risposta a modo suo sebbene le domande siano le stesse ovunque.
In Italia si è deciso di procedere per filoni d'inchiesta separati, ciascuno incentrato su uno specifico argomento: dalla gestione dei primissimi mesi dell'emergenza, alle spese sostenute per l'acquisto dei dispositivi medici, fino agli effetti avversi dei vaccini e ai lockdown.
Il copione, tuttavia, è quasi sempre lo stesso ovunque: se nel 2020 il problema era fermare il virus, nel 2026 il problema è diventato capire come e perché furono prese quelle decisioni.
Al di là di quello che sarà il punto d'arrivo delle commissioni, emerge chiaramente un fatto, ovvero, che la pandemia non è finita quando sono finiti i contagi.
Stiamo vivendo una nuova fase, quella della ricostruzione da parte dei governi di cosa è realmente accaduto in uno dei periodi più controversi della storia recente.
È un cambio di prospettiva che non è detto che alla fine produca una verità condivisa, ma che ci racconta che la pandemia, sul piano politico e istituzionale, non è affatto archiviata.