15 Oct, 2026 - 06:59

Spagna tra proteste e elezioni anticipate: la scommessa di Pedro Sanchez

Spagna tra proteste e elezioni anticipate: la scommessa di Pedro Sanchez

All’interno dell’Unione europea gli equilibri politici sono destinati a cambiare nei prossimi mesi. Uno dei casi più emblematici di questa nuova stagione è quello della Spagna.

La Spagna si prepara alle elezioni anticipate del 29 novembre 2026, mentre il primo ministro Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), cerca di ottenere un nuovo mandato. Per alcuni, la sua decisione di sciogliere il Congresso è stata una scommessa, per altri un rischio calcolato in un momento di forte tensione politica e sociale.

Spagna, Sánchez sceglie il voto anticipato

Sánchez guida l’esecutivo spagnolo dal giugno 2018. La sua amministrazione ha portato avanti un’agenda progressista, con riforme sociali, misure umanitarie e politiche ambientali. Negli ultimi anni, inoltre, l’economia spagnola ha registrato una crescita costante, lasciandosi alle spalle numerosi paesi europei. Il premier spagnolo si è distinto, inoltre, per le critiche alle operazioni militari americane contro l’Iran e per il rifiuto di allinearsi alla richiesta di Washington di portare la spesa per la difesa al 5 per cento del PIL.

Né Sánchez né il suo governo sono però stati esenti dalle critiche. Sia il PSOE sia la cerchia ristretta del premier sono stati coinvolti in accuse di corruzione. Sánchez si è battuto a lungo per contrastare le pressioni che hanno continuato ad arrivare su più fronti, al fine di portare a termine il proprio mandato che sarebbe scaduto nel 2027.

Tra le misure più discusse del suo mandato attuale figura l’amnistia concessa ai separatisti catalani. Più recentemente, la gestione dell’ondata di attraversamenti verso l’enclave spagnola di Ceuta, alla fine di luglio, ha riacceso il dibattito sull’immigrazione. Se in passato i successi del governo Sánchez includevano anche politiche di inclusione e regolarizzazione, il baricentro del dibattito pubblico si è rapidamente spostato sulla sicurezza.

La crisi abitativa

Lo sfratto di María del Carmen Abascal ha aperto una nuova discussione sulla crisi abitativa spagnola. L’anziana, 87 anni, era stata allontanata il 23 settembre dall’appartamento di Madrid in cui viveva da 71 anni. Il caso è diventato un simbolo nazionale della emergenza abitativa.

Le proteste per il diritto alla casa sono iniziate alla fine di settembre assumendo quindi un peso sociale e politico sempre maggiore. Il governo ha risposto presentando due decreti sull’emergenza abitativa.

I primi due decreti sulla casa sono stati bocciati dal Congresso il 2 ottobre, con i voti contrari della principale forza d'opposizione il Partito Popolare (PP), della formazione di estrema destra Vox e del partito indipendentista catalano Junts.

Il mancato appoggio di Junts si è rivelato particolarmente rilevante. La sconfitta ha rimesso in luce la fragilità del governo di minoranza di Sánchez e ha contribuito alla decisione di andare al voto.

Una mossa audace per un mandato più forte

Con questa mossa audace, Sánchez ha indetto le elezioni nel tentativo di raccogliere maggiori consensi, soprattutto in un contesto di indignazione per la crisi abitativa, e di ottenere un mandato più solido. Sarà da vedere, però, se riuscirà a mobilitare gli elettori per continuare a governare.

Il tema della casa potrebbe offrire al premier socialista un punto di slancio nella campagna per il 29 novembre. Sánchez ha già indicato che il suo governo continuerà a lavorare nonostante lo scioglimento del Congresso e l’esecutivo ha approvato due nuovi decreti sulla casa.

In base ai risultati del voto, il Partito Popolare potrebbe tentare di formare una coalizione di governo con Vox, un’esperienza già sperimentata a livello regionale. 

Per gli elettori di sinistra, la questione potrebbe rappresentare un motivo in più per recarsi alle urne. Se Vox dovesse entrare in una coalizione con il PP, sarebbe la prima volta dell'estrema destra al potere dal 1975.

Da non sottovalutare, inoltre, il peso dei partiti regionali, che potrebbero risultare decisivi per formare il governo. Per raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento sono necessari 176 seggi.

Il precedente del 2023

Sánchez ha già dimostrato la sua abilità politica in una situazione simile. Dopo la sconfitta nelle elezioni regionali e locali del 2023, aveva infatti indetto elezioni anticipate. Il PP aveva ottenuto il maggior numero di voti ma non abbastanza per governare da solo e non aveva formato una coalizione con Vox. Sánchez era allora riuscito a costruire una maggioranza continuando a governare. 

I sondaggi

I recenti sondaggi indicano che i socialisti sono in testa. Secondo il barometro di ottobre del Centro de Investigaciones Sociológicas (CIS), il PSOE raggiungerebbe il 34 per cento, seguito dal PP al 22,2 per cento e da Vox al 17,1 per cento. Sumar, partner di coalizione del PSOE, si fermerebbe al 6,1 per cento. Il sondaggio è stato condotto durante la prima settimana di ottobre nel pieno delle proteste.

Un precedente sondaggio di El País, realizzato tra il 25 e il 28 settembre dopo lo sfratto di Maricarmen, collocava invece il PP al primo posto, con il PSOE al 27,4 per cento e Vox al 18,4 per cento. Nonostante le oscillazioni tra i principali partiti, la crescita di Vox rappresenta uno degli elementi più rilevanti della competizione. 

La Spagna si prepara dunque ad una tornata elettorale che potrebbe ridisegnare non solo il suo equilibrio interno ma anche il peso della sinistra all’interno dell’Unione europea. Gli equilibri che emergeranno da questa sfida elettorale contribuiranno a definire anche il peso dell’estrema destra. In questo senso, un altro appuntamento cruciale saranno le elezioni presidenziali francesi del 2027 che potrebbero segnare un ulteriore passaggio nello stato degli equilibri politici europei.

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